La ricarica: le diverse soluzioni
Tutti i modi per fare il pieno di energia
La batteria delle auto elettriche può essere caricata da una fonte esterna, cioè da una presa domestica standard di tipo Schuko, una colonnina domestica (wallbox) o una colonnina pubblica.
È sempre necessario collegare la vettura alla fonte esterna tramite un apposito cavo di ricarica, che può essere di quattro tipi:
È destinato a veicoli elettrici leggeri, tra i quali bici, monopattini, ma anche scooter e quadricicli. Lo si utilizza con una control box (in genere fornita dal costruttore dell’auto) ma, per la bassa potenza in gioco, questa soluzione non è ideale per ricaricare le auto elettriche.
Una soluzione non ottimale usata per la carica domestica, da collegare a una presa a 230 Volt e dotato di control box che monitora la sicurezza dell’erogazione e ne modula la potenza. L’energia è in tal caso limitata a 10 Ampere e, quindi, a una potenza di 2,3 kW.
Connettore Mennekes (a sette poli, di Tipo 2)
È usato per le colonnine domestiche (wallbox) e per quelle pubbliche più diffuse per strada, che operano a corrente alternata (in gran parte con potenza fino a 22 kW, ma è possibile arrivare anche a 43 kW).
La soluzione per la ricarica a corrente continua che non richiede il cavo di ricarica personale perché integrato nella stazione di ricarica stessa, un po’ come avviene con l’erogatore dei distributori di carburante. In media, i charging point a corrente continua operano a 50 kW, ma si stanno diffondendo anche le stazioni ultrafast (o HPC, "High Power Charger"), con potenze da 150 a 400 kW. Questa tipo di ricarica potrebbe "stressare" di più la batteria e ha costi molto più elevati, per questo è consigliabile utilizzarlo soltanto quando realmente necessario, per esempio durante un lungo viaggio.
Note
Realizzato con il contributo di QUATTRORUOTE
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